Religione vs Spiritualità: perché ho scelto di versare l’acqua

Ho chiesto alla mia IA preferita qual è la differenza tra religione e spiritualità. La risposta mi è piaciuta molto e voglio riportare i punti per me essenziali.

“La metafora più efficace secondo me è quella del bicchiere d’acqua:

  • La Religione è il bicchiere (il contenitore). Ha una forma precisa, bordi definiti, una struttura rigida che serve a non far disperdere il contenuto e a passarlo facilmente di mano in mano (tradizione).
  • La Spiritualità è l’acqua (il contenuto). È fluida, non ha forma propria, è l’essenza che ti disseta.
  • Nota bene: Puoi avere l’acqua senza il bicchiere (spiritualità senza religione) anche se è più difficile da trasportare, oppure un bicchiere vuoto (religione fatta solo di regole senza “anima”).”

C’è anche una differenza sostanziale nell’approccio alle domande:

  • La Religione tende a darti delle risposte pronte (“Perché siamo qui? Perché Dio lo ha voluto”). Ti offre certezze e un codice morale chiaro per non perderti.
  • La Spiritualità ti spinge a farti delle domande. È una ricerca continua, spesso senza una conclusione definitiva. Accetta il mistero invece di cercare di spiegarlo per forza.

Se la religione dice: “Credo in ciò che mi è stato insegnato”, la spiritualità risponde: “Cerco ciò che sento vero per me”.

La mia esperienza personale Mi ritrovo pienamente in queste considerazioni. Spiegano perfettamente perché sento di essere andato “oltre” la religione e perché questa mi dava solo una sensazione di soffocamento. Per molti anni sono stato una persona religiosa, pur avendo in me una componente spirituale decisamente forte. La mia religione fissava regole rigide, tra cui quella di non perdere tempo con altre credenze. Era fortemente scoraggiata la lettura di libri “sacri” di altre fedi.

La mia spiritualità, però, mi spingeva altrove. Mi ha portato a essere un “cattivo religioso” perché non ho mai smesso di studiare, analizzare credenze diverse e idee apostate (e l’apostasia era davvero pericolosa a quel tempo: poteva comportare l’allontanamento dalla comunità, ma non potevo fare a meno di sapere, di capire).

Poi ho lasciato quella religione e mi sono avvicinato al Buddismo. Solo per poco tempo, però. Mi sono reso conto che anche quella era una religione e ormai mi andava stretta. La venerazione dei Lama che incarnano il Buddha, la ritualità delle preghiere e delle offerte, la recita dei mantra… tutte cose che avevano e continuano ad avere un fascino, ma che non alimentano la mia spiritualità. Così sono andato oltre. Ho abbandonato il bicchiere, con tutte le difficoltà che comporta trasportare l’acqua.

Il Buddismo rimane comunque ciò che, secondo me, si avvicina di più alla realtà dei fatti. Le tante letture che ho fatto su un mondo spirituale oltre quello materiale e sulla necessità di ripetute incarnazioni per poter crescere, si rispecchiano molto bene nel pensiero buddista, anche se non c’è una totale corrispondenza. Il grande rispetto per la vita in ogni sua forma, la tolleranza, l’amore per il prossimo e il desiderio che possa elevarsi, sono tutti aspetti che condivido profondamente.

Quando l’acqua incontra un bicchiere molto rigido La mia spiritualità mi ha portato a una grande tolleranza per le religioni che, come ripeto spesso, rappresentano una scuola finalizzata a far crescere la spiritualità delle persone. Le rispetto come rispetto qualsiasi scuola, dalle elementari all’università.

Devo ammettere, però, che a volte non è facile la relazione con qualcuno molto religioso. Recentemente abbiamo frequentato una famiglia islamica. A differenza di quanto accade spesso nel mondo cattolico occidentale, l’Islam viene vissuto davvero nel quotidiano dai fedeli. Le cinque preghiere al giorno, i divieti alimentari, il modo di vestirsi e di rapportarsi con gli altri: tutto è guidato dalla religione. Questo rende più complicato il rapporto.

Dopo aver trascorso una settimana in loro compagnia in un hotel l’estate scorsa, è stato “strano” al momento dei saluti non scambiarsi baci sulle guance e non poter nemmeno stringere la mano alla moglie. Il contatto fisico con una donna è consentito solo ai familiari stretti (Mahram). Non va bene parlare direttamente con lei: una telefonata o un messaggio WhatsApp non possono essere diretti alla moglie, si passa attraverso il marito. Vorrei lasciare un regalo per tuo figlio passando da casa vostra? Se non c’è il marito, non è possibile. Anche solo aprire la porta ad un “estraneo” non si fa in sua assenza.

Abbiamo dei cani in casa, ma la saliva dei cani rende impura la zona dove ti ha toccato, costringendoti ad abluzioni (sette volte!) per purificarti. E poi, basandosi su un detto del Profeta, gli angeli non entrano in una casa dove c’è un cane. Quindi, quanta voglia ha un musulmano di venire a casa nostra?

E poi il cibo. A parte il maiale, è molto importante che la carne sia Halal. E per quanto riguarda il maiale, le insidie sono ovunque: lo strutto nel pane, la gelatina nei dolci (spesso suina), il tocco di pancetta nel soffritto. L’alcol è vietato, ma questo si estende anche a un risotto sfumato col vino bianco: quel piatto è Haram. Se il musulmano è un po’ più ortodosso, non può nemmeno mangiare cibo Halal cotto in una pentola nella quale prima avevi cucinato cibo Haram, anche se l’hai lavata.

Ho un grande rispetto per le religioni, ma l’amicizia con un religioso rigoroso può diventare molto complicata. È l’eterno confronto tra la fluidità dell’acqua e la rigidità del bicchiere.

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